00%
Loading...

Il falso va di moda. Quindi, cosa c'è di nuovo?

keyboard_arrow_down

Di recente un'amica mi ha raccontato come suo figlio adolescente avesse appena comprato un paio di false sneaker Versace da un amico di un amico, ed era molto contento. Ci ho trovato poco di strano, finché lei non mi ha spiegato che non era una questione di prezzo. Mi ha detto che suo figlio e i suoi amici comprano solo falsi. Gli originali non sono un'opzione; non sono cool. Sono out. I falsi sono in. Affascinata da questo, quando sono tornata a casa, ho iniziato a cercare e ho scoperto la cultura "rep". Dove "rep" è l'abbreviazione di “replica”. Le sneaker "rep" di alta qualità sono di tendenza nella cultura degli adolescenti, che inseguono apertamente repliche "god teir", cioè vicinissime alle originali. Per loro, sfoggiare un "grande falso" non è imbarazzante, è uno status symbol. Questo fenomeno, noto come "rep culture", è diventato così popolare che le comunità online ora competono per trovare le repliche di qualità più elevata, condividendo suggerimenti, confronti e persino vademecum su dove trovare i migliori falsi.

So, let’s face it: fake is fashionable. There is a list of fakes that springs to mind immediately without even looking at any data: fake eyebrows, fake nails, fake boobs, fake meat, fake accounts, fake celebrities, deepfakes and fake news.  There’s no end to it. We know that fake news travels faster than true stories—meaning people choose and even trust fakes more than the “real” information. Could it be that we actually prefer the fake version?

Come la maggior parte delle cose, però, se si scava più a fondo, si scopre presto che non c'è quasi nulla di nuovo e il falso non è solo una tendenza del 21° secolo. A riguardo, ho trovato un affascinante esempio locale, una storia di Torino, dove vivo, ma riferita al 18° secolo. All'epoca, nelle arti applicate europee c’era una grande fascinazione per gli stilemi cinesi, tanto che nacque la chinoiserie, uno stile decorativo che imitava modelli cinesi. Pietro Massa, un importante decoratore di chinoiserie a Torino, creò per la corte sabauda pannelli e vasi definiti “alla China”, perché puntavano a un'estetica orientale "autentica".

So, if “fake” is a recurring fashion, maybe we shouldn’t treat it as a villain. Perhaps it’s time we reframe fake not as “inauthentic” but as a versatile, accessible, and—yes—cool choice. Whether it’s rep sneakers, the latest AI-generated art, or chinoiserie-inspired home decor, maybe fake is precisely what we’re after. And if that’s the case, why not own it?

FOTO: Pietro Massa, attivo a Torino tra il 1722 ed il 1755, vasi in sile cinese su terracotta dipinta senza passaggio in forno (da Biennale di Antiquariato di Firenze, 2007, catalogo di Allemandi)